Aumento degli acconti

Che l’Italia sia il Paese dei rinvii e delle mille proroghe è fuori di dubbio.
Ogni legge e leggina che viene varata trova troppo spesso la sua entrata in vigore in un rinvio o in una proroga, nell’attesa di perfezionamenti ed assestamenti da parte dei tecnici competenti.
La linea di condotta (o prudenza che dir si voglia) dei rinvii si ritrova, in particolare, nella politica economico-finanziaria italiana degli ultimi 30 anni.
Del resto, così come si è rinviato l’onere del debito pubblico “scaricandolo”, a mani basse, sulle future generazioni (in primis la nostra), in ciò non poteva essere da meno il walzer dei rinvii di norme fiscali.
Questa la dice lunga sull’idea di rinnovamento e di riforme che i nostri governanti continuano ad avere. Rinvii ad hoc previsti solo per prender tempo e partorire, nelle more, decreti che dovrebbero migliorare lo stato dei fatti ma che poi nella realtà non cambiano davvero nulla.
Lo stesso rinvio del pagamento dell’Imu sulla prima casa, è stato in troppe occasioni sbandierato come un assist nelle tasche degli italiani, in attesa della caldagna estiva e del meritato riposo ferragostano.
Non bastava la beffa del rinvio dell’IMU sulla prima casa?
Adesso a metter altro fumo negli occhi dei contribuenti italiani vi contribuisce, oltremodo, l’altrettanto sbandierato rinvio dell’aumento dell’iva dal 21% al 22%, in prima battuta previsto a partire dal 1° Luglio 2013 e differito al 1° Ottobre 2013, con il Decreto 76/2013 del 27 Giugno varato dal Governo.
Per quanto il rinvio dell’aumento dell’iva possa far piacere a tutti noi consumatori italiani, lo stesso ha comunque un costo per le casse dello Stato che quell’aumento lo aveva già inserito nel suo bilancio. Assodata la certezza del rinvio dell’aumento dell’iva, resta ora da capire come si andrà a coprire questo costo, soprattutto con una coperta sempre troppo corta.
Salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, allo stato attuale, i tecnici del MEF hanno trovato le risorse necessarie, in gran parte, negli aumenti degli acconti Irpef, Ires ed Irap.
Con tale manovra accadrà, quindi, che gli acconti Irpef aumenteranno dal 99% al 100%, gli acconti Ires aumenteranno dal 100% al 101% ed infine gli acconti Irap aumenteranno dal 99% al 100% per le persone fisiche e le società di persone e dal 100% al 101% per le società di capitali.
In parole povere, visto che gli acconti non sono null’altro che degli anticipi di imposte, lo Stato in tal modo chiede ai contribuenti di versare un maggiore anticipo.
Tutto ciò ha davvero dell’incredibile.
Si tratta dell’ennesima dimostrazione che sono sempre preponderanti le astuzie di cabotaggio politico, tradotte in una navigazione che ha come unica rotta quella del galleggiamento.
 
Con queste premesse diventa quasi impossibile rimettere qualche spicciolo nelle tasche degli italiani. Vengono in tal modo prese sempre delle decisioni non all’altezza della posta in gioco e del rischio che noi cittadini, in primis noi giovani, corriamo.
Il primo e più immediato rischio che balza agli occhi è che tale aumento degli acconti d’imposta, da provvisorio quale dovrebbe or ora essere, venga rinviato di anno in anno incancrenendosi, come già accaduto per altre norme fiscali, in una misura che da temporanea potrebbe implicitamente divenire strutturale.
Non possiamo inoltre non pensare, in questa estate di rinvii, all’immenso ingorgo di scadenze fiscali ed aumenti di imposte che ci pioverà addosso nell’ultimo trimestre del 2013. Solo per citarne alcuni dei più comuni: pagamento imu sulla prima casa, tares, acconti irpef ed Ires, saldo imu e, dulcis in fundo, l’indesiderato aumento dell’iva.
Nella strategia d’azione per l’anno 2013, si legge che l’Agenzia delle Entrate si pone quale obiettivo primario quello di combattere l’evasione con un piano che prevede recuperi nell’anno per circa 10,2 miliardi di euro.
Sarà certamente un’ossessione dei giovani dottori commercialisti italiani ma ancora non si è compreso il motivo per il quale, il fine ultimo della lotta all’evasione fiscale non è la riduzione del carico tributario.
Per quale motivo, quindi, l’extra gettito derivante proprio dal recupero delle imposte evase, non viene destinato alla riduzione della tassazione?
Per quale motivo, quindi, non destinare una parte dei recuperi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale proprio al mancato aumento dell’iva?
E invece no: almeno per ora, in una recessiva congiuntura economica, con redditi che tendono a contrarsi, chi pagherà il rinvio dell’aumento dell’iva saranno ancora una volta i contribuenti onesti, imprese e liberi professionisti che rischiano, oltremodo, di versare acconti d’imposta per l’anno 2013, anche superiori rispetto all’effettivo carico fiscale. Proprio quest’ultima previsione potrebbe vanificare quanto contenuto nel decreto 76 del Governo, facendo presagire uno scenario più che realistico: imprese e liberi professionisti che versano minori acconti in previsione di redditi in costante diminuzione.
Insomma, un decreto a somma zero in cui nessuno rischia di guadagnarci ma che potrebbe vedere entrambi perdenti: l’Erario ed i contribuenti.