I fabbricati ed i terreni sono sempre stati molto gettonati dalla voracità del fisco e dalla pervicace necessità di quest’ultimo di
ricercare basi imponibili da tassare. Non a caso, vengono definiti immobili. Per loro natura sono proprio immobili, ben piantati nel terreno e dunque non possono scappare come potrebbero invece fare i capitali in denaro. Gli immobili si vedono, sono tangibili, sono come detto inamovibli e, dunque, presentano il carattere della certezza. Sono inoltre quantificabili in modo diretto, senz’alcuna necessità di strumenti per il loro accertamento quali redditometri, spesometri e studi di settore. Con siffatte caratteristiche derivanti dalla propria base imponibile, l’IMU diviene l’imposta più adatta al finanziamento delle amministrazioni locali perché con essa si tassano cespiti che non hanno una mobilità geografica, presentando il carattere della certezza imponibile e garantendo dunque una base imponibile stabile e duratura. Un’imposta che colpisce il bene d’investimento più comune fra gli italiani forse solo dopo i titoli di Stato.
In tal modo gli immobili, da garanzia per i cittadini-investitori che ripongono nel mattone gran parte dei loro guadagni e risparmi, diviene garanzia “anche” per lo Stato che trasforma l’immobile in una diabolica “base imponibile” che presenta le caratteristiche della certezza, della stabilità causa proprio l’intrinseca impossibilità dell’occultamento. In un contesto in cui l’Amministrazione Finanziaria, nonostante le armi a disposizione, presenta grosse difficoltà nell’accertamento e nella riscossione dei tributi, gli immobili rappresentano un toccasana ed una valvola di sfogo tributaria non indifferente.
Da non dimenticare inoltre che l’IMU colpisce risparmi che sono già stati oggetto di tassazione in quanto frutto di redditi guadagnati e dunque già tassati. Pagando l’imu anche su un risparmio di per se improduttivo di reddito (il valore catastale) è come se si proseguisse
nella tassazione di quegli stessi risparmi, per i quali, oltre alle imposte già in precedenza pagate, si và ad aggiungere anche l’imu
incrementandone, di conseguenza, il tax rate originale. Ecco dunque che nell’attuale quadro fiscale che almeno mediaticamente sembra
sempre più “Imu-centrico”, il cittadino proprietario di immobili ha la percezione di essere pluripenalizzato.
Tale penalizzazione risulta essere ben più accentuata in quanto l’IMU non colpisce, come poc’anzi accennato, investimenti produttivi di rendita. Tale scenario accentua la percezione di imposta iniqua, in quanto il suo stesso peso è divenuto oltremodo gravoso per i contribuenti. Ecco dunque che una prima correzione dell’IMU andrebbe fatta anche in funzione dei redditi dichiarati.
Fare dunque in modo che l’IMU sia in parte anche agganciata ai redditi dichiarati. Si tratta infatti di una vera e propria imposta patrimoniale e per questo calcolata non sui redditi ma pagata con i redditi. Tale tipologia impositiva pone maggiormente in difficoltà, quindi, coloro che hanno un reddito basso ma che posseggono immobili con valori catastali elevati. Una stortura non da poco per i contribuenti che ad esempio ereditano immobili pur avendo redditi bassi, con i quali non potrebbero né acquistare tali immobili né tantomeno pagarne la gestione. È innegabile che una siffatta situazione vada in qualche modo perequata sia in funzione del valore catastale che dei redditi dichiarati. Per non parlare dei proclami circa l’abolizione dell’IMU sulla prima casa
nei quali si legge un sensazionalismo inutile e che credo vada riportato entro i limiti della realtà. Iniziamo col dire che non si deve parlare di abolizione ma di sospensione. Già questo sembrerebbe un bel risultato se non fosse che comunque l’allarmismo nei confronti dei cittadini resta. Infatti se l’obiettivo era quello di re-immettere denaro nell’economia il Legislatore è riuscito benissimo a “non raggiungere questo obiettivo”. Dinanzi a tale quadro infatti due sono le conseguenze: i cittadini virtuosi mettono fieno in cascina per onorare il pagamento dell’imu sulla prima casa quando si dovrà pagare; oppure, in prima battuta, si inietta liquidità nel circuito economico ma si creano i presupposti, causa sospensione (e non abolizione) del pagamento dell’imu nella seconda metà dell’anno, riducendo così i consumi del periodo natalizio con nuovi proclami di venti di crisi che si amplificheranno a dismisura proprio durante le festività natalizie.
Annunci e buone intenzioni a somma zero che quindi hanno il solo fine mediatico di buttare fumo negli occhi ai cittadini.
Nel guazzabuglio generale della tassazione italiana andrebbe dunque abolita l’IMU? Assolutamente no: come abbiamo infatti visto non è
un’entrata dalla quale il bilancio statale può prescindere ma certamente andrebbero invece riviste le modalità di calcolo e di determinazione per cercare di dare una scossa positiva all’intero sistema fiscale italiano. Non dimentichiamo infatti che l’IMU presenta una percezione negativa sui consumi proprio per il suo carattere di imposta patrimoniale, non perequata in funzione dei redditi dei cittadini.



