Se innovare significa cambiare strada, modificare la rotta, invertire il senso di marcia, quando le acque divengono agitate o la strada troppo tortuosa, allora non si può non pensare ad innovare anche buona parte del sistema fiscale italiano. Proprio perchè troppo farraginoso, cavilloso e sempre più difficile da interpretare.
Se siete fra quelli che ritenete che un cambiamento è quanto mai necessario allora potrete dedicare pochi minuti alla lettura di questo breve articolo.
Ebbene si, perchè tra i progetti di innovazione della tassazione quello che forse riscuoterà maggiori consensi nell’immediato futuro è quello basato sui comportamenti fiscali dei contribuenti. Vale a dire sulla loro attitudine al corretto versamento delle imposte declinato in un agganciamento della tassazione al curriculum fiscale di ogni cittadino.
L’idea, anticipata nelle precedenti tre righe, rappresenta una vera e propria metamorfosi del concetto che abbiamo di fisco in Italia e che sicuramente farà storcere il naso a validi giuristi che, per quanto validi, sono forse più avvezzi ad interpretare una sentenza che non l’introspezione del fisco in Italia e di come gli italiani si pongono nei suoi confronti.
L’idea di partenza non può che essere la crisi economica degli ultimi due anni.
Uno dei risvolti della crisi economica è stato infatti quello di render vano il sistema sanzionatorio nell’ambito tributario.
In tali contesti economici i contribuenti sono concentrati più sulla loro sopravvivenza che non sugli obblighi del pagamento delle imposte, per cui anche le sanzioni vengono messe in secondo piano rischiando di non essere più un incentivo al corretto adempimento tributario.
L’idea di partenza non può che essere la crisi economica degli ultimi due anni.
Uno dei risvolti della crisi economica è stato infatti quello di render vano il sistema sanzionatorio nell’ambito tributario.
In tali contesti economici i contribuenti sono concentrati più sulla loro sopravvivenza che non sugli obblighi del pagamento delle imposte, per cui anche le sanzioni vengono messe in secondo piano rischiando di non essere più un incentivo al corretto adempimento tributario.
La cosa più ovvia da dire sarebbe quella per cui un equo e sostenibile sistema fiscale dovrebbe perseguirsi mediante una diminuzione del tax rate.
In particolare in questo momento storico dell’economia nazionale ed europea, la richiesta di una corretta e precisa adesione agli adempimenti fiscali diviene un argomento ben più indigesto rispetto a momenti storici tranquilli e meno affannati. Non solo perché pagare le tasse “piace poco” a tutti (soprattutto perchè le stesse, in assenza di valide politiche di riforma, continuano soprattutto ad alimentare gli sprechi pubblici) ma anche perché con i redditi che si contraggono risulta ben più difficile onorare il proprio debito con l’erario, con un tax rate, fra i più elevati degli Stati industrializzati.
L’attuale contesto recessivo può rappresentare l’humus ideale per inserire una logica di premialità fiscale basata sui corretti adempimenti agli obblighi erariali da parte dei contribuenti onesti e scrupolosi, tale da permettere di cambiare il punto di vista della tax-compliance, cioè il pagamento spontaneo delle imposte, considerando non solo l’aspetto sanzionatorio ma prevedendo nel contempo una logica premiale per coloro i quali adempiono puntualmente i loro obblighi fiscali.
In parole povere chi adempie correttamente ai propri impegni erariali potrebbe avere diritto a predeterminati sconti sul proprio tax rate.
Un frammentario e cavilloso sistema sanzionatorio, ora come ora, non può sicuramente essere sufficiente a supportare la tax compliance. Anche perché le sanzioni, così come accade per la lotta all’evasione fiscale, colpiscono solo coloro i quali sono già conosciuti al fisco.
L’obiettivo da porre per una sana lotta all’evasione fiscale è invece quello di cercare di far emergere redditi che sono ancora totalmente sconosciuti all’erario.
Una moderna amministrazione, in tal senso, dovrebbe fare di tutto per far emergere le basi imponibili, meglio se spontaneamente, attraverso una combinazione di azioni non solo sanzionatorie ma anche attraverso ipotesi che possano permettere di intravedere possibilità premiali in caso di adempimenti fiscalmente corretti, puntuali e rigorosi.
Di più: una siffatta visione dovrebbe basarsi sulla previsione di destinare i recuperi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale alla riduzione dell’imposizione sui cittadini, meglio se mediante un sistema di agganciamento degli “sconti” fiscali ai corretti adempimenti dichiarativi.
Non può parlarsi di una vera riforma sino a quando non si rivoluzionerà l’idea di fisco, nella considerazione di possibili modelli improntati alla semplicità ed alla chiarezza.
Modelli di fisco in cui venga soprattutto abbandonata quella cultura del “legittimo sospetto” nei confronti dei contribuenti e cittadini.
Quest’ultimi, fino a prova contraria, quando non sono evasori, sono nel contempo coloro i quali pagano gli stipendi ai collaboratori della Pubblica Amministrazione.
La vera riforma fiscale deve necessariamente passare attraverso una rivisitazione del rapporto fra i due cosiddetti (impropriamente) “antagonisti”, vale a dire fisco e cittadini; il tutto anche nella considerazione della continua e mai abbandonata inosservanza della Legge 212/2000, lo statuto dei diritti del contribuente.
L’esperienza quotidiana del dottore commercialista dice che la disincentivazione all’evasione non la si combatte solo mediante il regime sanzionatorio attualmente vigente; quest’ultimo continua ad essere quanto mai insufficiente per gli obiettivi che dovrebbe proporsi.
Nel campo fiscale, di fianco all’aspetto meramente numerario-sanzionatorio esiste un margine più o meno elevato dell’aspetto psicologico, rappresentato da un risvolto altrettanto numerario ma con caratteri premiali anziché sanzionatori, che non può e non deve più essere sottaciuto e nel quale la tax-compliance troverebbe certamente il suo terreno più fertile.
In particolare in questo momento storico dell’economia nazionale ed europea, la richiesta di una corretta e precisa adesione agli adempimenti fiscali diviene un argomento ben più indigesto rispetto a momenti storici tranquilli e meno affannati. Non solo perché pagare le tasse “piace poco” a tutti (soprattutto perchè le stesse, in assenza di valide politiche di riforma, continuano soprattutto ad alimentare gli sprechi pubblici) ma anche perché con i redditi che si contraggono risulta ben più difficile onorare il proprio debito con l’erario, con un tax rate, fra i più elevati degli Stati industrializzati.
L’attuale contesto recessivo può rappresentare l’humus ideale per inserire una logica di premialità fiscale basata sui corretti adempimenti agli obblighi erariali da parte dei contribuenti onesti e scrupolosi, tale da permettere di cambiare il punto di vista della tax-compliance, cioè il pagamento spontaneo delle imposte, considerando non solo l’aspetto sanzionatorio ma prevedendo nel contempo una logica premiale per coloro i quali adempiono puntualmente i loro obblighi fiscali.
In parole povere chi adempie correttamente ai propri impegni erariali potrebbe avere diritto a predeterminati sconti sul proprio tax rate.
Un frammentario e cavilloso sistema sanzionatorio, ora come ora, non può sicuramente essere sufficiente a supportare la tax compliance. Anche perché le sanzioni, così come accade per la lotta all’evasione fiscale, colpiscono solo coloro i quali sono già conosciuti al fisco.
L’obiettivo da porre per una sana lotta all’evasione fiscale è invece quello di cercare di far emergere redditi che sono ancora totalmente sconosciuti all’erario.
Una moderna amministrazione, in tal senso, dovrebbe fare di tutto per far emergere le basi imponibili, meglio se spontaneamente, attraverso una combinazione di azioni non solo sanzionatorie ma anche attraverso ipotesi che possano permettere di intravedere possibilità premiali in caso di adempimenti fiscalmente corretti, puntuali e rigorosi.
Di più: una siffatta visione dovrebbe basarsi sulla previsione di destinare i recuperi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale alla riduzione dell’imposizione sui cittadini, meglio se mediante un sistema di agganciamento degli “sconti” fiscali ai corretti adempimenti dichiarativi.
Non può parlarsi di una vera riforma sino a quando non si rivoluzionerà l’idea di fisco, nella considerazione di possibili modelli improntati alla semplicità ed alla chiarezza.
Modelli di fisco in cui venga soprattutto abbandonata quella cultura del “legittimo sospetto” nei confronti dei contribuenti e cittadini.
Quest’ultimi, fino a prova contraria, quando non sono evasori, sono nel contempo coloro i quali pagano gli stipendi ai collaboratori della Pubblica Amministrazione.
La vera riforma fiscale deve necessariamente passare attraverso una rivisitazione del rapporto fra i due cosiddetti (impropriamente) “antagonisti”, vale a dire fisco e cittadini; il tutto anche nella considerazione della continua e mai abbandonata inosservanza della Legge 212/2000, lo statuto dei diritti del contribuente.
L’esperienza quotidiana del dottore commercialista dice che la disincentivazione all’evasione non la si combatte solo mediante il regime sanzionatorio attualmente vigente; quest’ultimo continua ad essere quanto mai insufficiente per gli obiettivi che dovrebbe proporsi.
Nel campo fiscale, di fianco all’aspetto meramente numerario-sanzionatorio esiste un margine più o meno elevato dell’aspetto psicologico, rappresentato da un risvolto altrettanto numerario ma con caratteri premiali anziché sanzionatori, che non può e non deve più essere sottaciuto e nel quale la tax-compliance troverebbe certamente il suo terreno più fertile.



